La patata di Muro Lucano e i tesori del monte Paratiello

patata di montagna di Muro Lucano e monte Paratiello-foodfilebasilicata
patata di montagna di Muro Lucano, varietà viola
Sia benedetta la sempre buona patata e  la montagna di Muro Lucano che l'ha generata. Sì perché, per chi non lo sapesse,  in Basilicata esiste anche la "Patata di montagna di Muro Lucano", altro tesoro custodito sotto la pelle della terra lucana. Io l'ho scoperto alla "Festa dell'Appennino lucano": una tre giorni di informazione, confronto e buona cucina nel bosco di Montagna Grande, località Settacque, di Muro Lucano. Questa "montagna incantata",  con i suoi 1445 metri d'altezza, ha guerrieri imponenti, gli alti e snelli faggi bianchi, che proteggono il suolo dalle scudisciate del sole e permettono il prosperare di patate e tartufi. Se seguirai la salita indicata dalla felce non ti pentirai. E, anche se ti perderai, non temere: il tesoro troverai!



La storia della patata di montagna di Muro Lucano parte da lontano. E' il 1930, quando il Ministero dell'Agricoltura decide di fare un'indagine sul territorio nazionale per individuare le aree più idonee alla coltivazione di questo tubero. In Basilicata ne vengono circoscritte tre: Melfi, Villa d'Agri e Muro Lucano. Tra queste la più vocata risulta essere proprio l'area di Muro Lucano. Passano gli anni e i risultati ministeriali, con relativa decretazione, cadono nel dimenticatoio delle amministrazioni locali ma non dei contadini, che continuano imperterriti e silenziosi a coltivare la loro patata autoctona.

patata di montagna di Muro Lucano, varietà rossa



La patata di Muro Lucano e la Festa dell'Appennino Lucano di Muro Lucano
programma congressuale della "Festa dell'Appennino lucano"




E' il 2013 quando si istituisce il marchio collettivo "Patata di montagna di Muro Lucano",  ovvero la Denominazione Comunale di Origine (DECO) e poi il rispettivo Regolamento d'uso di questa tipicità murese. Da allora la patata è tra i protagonisti di ogni menu tradizionale, assieme al tartufo e al fagiolo Bianco di Muro Lucano.  E' signora incontrastata della Sagra della Patata,  che ogni settembre allieta i palati di paesani e visitatori.



da sinistra a destra: Leonardo Cuoco (pres. Soc. Territorio Spa), Gerardo Mariani (sindaco Muro Lucano), Gaetano Baldassarre (biologo), Salvatore Adduce (pres. ANCI Basilicata), Antonio Miele (pres. Confartigianato Basilicata)

Se la sorpresa della montagna è la patata, ancora più strabiliante è la conoscenza della parte appenninica che la genera.

La patata di Muro Lucano e i tesori del monte Paratiello
Vista dalla Montagna Grande del monte Paratiello
Cominci con una salita estenuante ma sublime del Monte Paratiello e, tra profumi, altitudine e genius loci, potresti facilmente cadere in uno stato di trance. Sali, sali sempre, e mai ti abbandona il più antico vegetale terrestre.  Il primo ad aver sviluppato il sistema di circolazione e nutrizione delle piante: la magica felce. Proprio questa caratteristica ha permesso all'arboscello di crescere più di muschi e licheni, con i quali condivideva il pianeta già milioni di anni fa. La felce, infatti, è una delle piante più primitive del nostro pianeta,  presente dai tempi dei dinosauri. Sarà stata proprio quest'unicità a far nascere la leggenda della sua magia. Se vuoi assicurare ricchezza e prosperità a tutta la tua famiglia, infatti, devi raccoglierla nella notte del solstizio d'estate (fa parte del cosiddetto "raccolto di S. Giovanni) e metterla in un vaso con delle monete.

felce del bosco di Montagna Grande sul monte Paratiello

La presenza così pervasiva della preistorica felce potrebbe aver suggerito a Gerardo Mariani, in collaborazione con lo speleologo Clemente Esposito, la possibilità di grotte nel bosco di Montagna Grande. O, forse, semplicemente il territorio carsico attorno a Muro Lucano faceva ben supporre che tale luogo fosse in grado di ospitare delle grotte di concrezioni vive. Non so come sia andata in realtà, ma dal 1991 al 1994 la ricerca, anche grazie al Gruppo Speleo-Paleontologico "Gaetano Chierici" di Reggio Emilia, ha portato al ritrovamento  di 1800 metri di grotte tra stalagmiti e stalattiti con un'età stimata di circa 3 milioni di anni. Queste formazioni speleologiche si chiamano "Vucculi" che, in dialetto murese, rappresentano le botole per entrare nelle cantine private. I Vucculi di Muro Lucano ti permettono di entrare nel cuore della montagna attraverso stretti e caratteristici percorsi tra le rocce, che mutano forma e dimensioni come le sagome indefinibili di un sogno lucido, per poi condurti verso un lago, il punto più basso del microambiente.

la patata di muro lucano e Gerardo Mariani
Gerardo Mariani
la patata di muro lucano e i Vucculi di Montagna Grande sul monte Paratie
I Vucculi di Muro Lucano

Non è finita qui. La maestosità della Natura sul monte Paratiello culmina a Settacque (antico nome che ben racconta di come la Montagna Grande sia ricca di purissima acqua), dove infiniti faggi bianchi fanno da ponte tra terra e cielo. Sono i padroni assoluti dell'ambiente e ti trasportano immediatamente ne "La firma in bianco" di René Magritte, dove il visibile e l'invisibile si confondono, il reale e l'irreale si mescolano grazie alla complicità degli alberi. Il faggio, nel bosco intenso di Montagna Grande, non lascia molta luce alla vegetazione circostante: solo i tartufi sono ammessi alla sua "corte". Ed è proprio il tartufo la gloria gastronomica di Muro Lucano.

la patata di Muro lucano e i tesori del monte Paratiello
una delle fontane nel bosco di Montagna Grande sul monte Paratiello
la patata di muro lucano e la radice di faggio nel bosco di Montagna Grande sul monte Paratie
radice di faggio nel bosco di Montagna Grande sul monte Paratiello
la patata di muro lucano e i faggi  nel bosco di Montagna Grande sul monte Paratiello
faggio nel bosco di Montagna Grande sul monte Paratiello
la patata di muro lucano e i faggi  nel bosco di Montagna Grande sul monte Paratiello
faggeta  nel bosco di Montagna Grande sul monte Paratiello
La firma in bianco, René Magritte

Questa rara biodiversità del luogo ha stimolato la ricerca del biologo Gaetano Baldassarre che, come un Magister Ludi, vuole creare la sua "Castalia" sulla Montagna Grande. Qui, il "gioco" da apprendere non è fatto da "perle di vetro" bensì da piante alimentari spontanee e officinali, di cui la montagna abbonda.

Gaetano Baldassarre
E di questa "...vita non c'è altro da raccontare. Il resto si è svolto al di là delle immagini e della storia. Da quel bosco non è uscito più.” (Hermann Hesse da "Il gioco delle perle di vetro")

la patata e Muro Lucano visto dalla Montagna Grande del monte Paratiello
Muro Lucano visto dalla Montagna Grande del monte Paratiello



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