Il matrimonio arbëresh e il cugliaccio degli sposi

matrimonio greco-ortodosso e ricetta del cugliaccio
il matrimonio  arbëresh di Luana e Raffaele
E’ arrivato il grande giorno. Luana, come ogni sposa, è bellissima e in ritardo. All'ingresso della Chiesa dei Santi Costantino ed Elena, l’aspetta trepidante Raffaele. I due innamorati oggi sanciscono davanti a Dio e agli uomini il loro amore: saranno incoronati re e regina della loro nuova famiglia, ovvero, secondo il rito greco-ortodosso di San Costantino Albanese, paese arbëresh del Pollino sul versante della Basilicata, oggi si uniranno in matrimonio. Sull'altare ci sono tutti i simboli che raccontano in Terra ciò che succede in Cielo: i ceri, le fedi, le corone, il cugliaccio matrimoniale e il vino.
Che la sacra unione abbia inizio.


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altare con gli elementi costitutivi del matrimonio  arbëresh: registro civile, Bibbia, vino, corone e cugliaccio

Il Fidanzamento
Appena Luana lascia il braccio del padre per prendere quello di Raffaele, il pòpe o parroco ortodosso, li raggiunge sulla porta della chiesa e dà inizio alla prima parte del rito: il Fidanzamento.
Allo sposo, sulla destra, e alla sposa, sulla sinistra, il pòpe consegna i ceri accesi e li incensa. Dietro la coppia seguono i cinque compari (i compari devono essere sempre in numero dispari fino a un massimo di quindici). Dalla porta fino all'altare comincia l’ingresso nella vita matrimoniale, lungo un tappeto che rappresenta il luogo comune di vita e dimora famigliare, il cui uso proviene dall'antico matrimonio ebraico. In questo momento Raffaele e Luana si scambiano la promessa di fedeltà, fiducia e responsabilità reciproca: il prete mette l’anello al dito anulare della mano destra degli sposi, secondo l’antica tradizione cristiana ed ebraica. Gli anelli, appena messi al dito degli sposi, sono scambiati per tre volte da ogni singolo testimone, proprio per confermare la complementarietà degli amanti, che si arricchiscono a vicenda in un continuo scambio di pensieri e azioni. Mentre avviene questo intreccio di mani e fiducia, la nuova coppia recita per almeno tre volte la formula del fidanzamento:

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Fidanzamento o scambio degli anelli


-Il servo di Dio Raffaele riceve per fidanzata la serva di Dio Luana, nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, amen.

-La serva di Dio Luana riceve per fidanzato il servo di Dio Raffaele, nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, amen.

In epoche precedenti il fidanzamento era un rito separato dal matrimonio e avveniva nel momento in cui le famiglie decidevano le nozze per i propri figli, la cosa doveva essere pubblica proprio per informare la comunità dell’impegno tra i due fidanzati. Oggi che gli sposi sono liberi di scegliere chi amare, è stato inglobato all'interno del rito matrimoniale.

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Raffaele e Luana Fidanzati


L’Incoronazione
Dopo lo scambio della promessa di fedeltà, comincia il matrimonio vero e proprio, che nel rito greco-ortodosso si chiama “Incoronazione” perché momento in cui gli sposi diventano “corona” l’uno dell’altra, ovvero un completamento dell’immagine divina, uno strumento potenziale di salvezza l’uno per l’altra, così come ricorda san Paolo nella prima Lettera ai Corinzi.
Luana e Raffaele, ancora presi dall'emozione di osservare le proprie mani arricchite dalle fedi, si sentono prendere dal pòpe quelle stesse mani e legarle assieme in un nastro. Sempre l’officiante prende le corone dall'altare e le pone sul capo degli sposi, poi ciascun testimone le scambia per tre volte da un capo all'altro, mentre il coro canta “Signore Dio nostro, coronali di gloria e d'onore”.

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Incoronazione o Matrimonio


L’incrocio delle corone è accompagnato dalla formula recitata dagli sposi:

-Il servo di Dio Raffaele riceve come corona la serva di Dio Luana, nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, amen

-La serva di Dio Luana riceve come corona il servo di Dio Raffaele, nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, amen

Terminato questo rito, Luana e Raffaele sono sicuri che ciò che esce o entra nella testa di ciascuno dei due non deve mai essere a senso unico, ma essere il risultato di una decisione valutata e condivisa da entrambi.

La condivisione del pane degli sposi: il cugliaccio matrimoniale
In questa precisa fase del rito cristiano d'Oriente, si inserisce una particolare “condivisione” che avviene solo in Albania e in alcune località arbëreshe: solo San Costantino Albanese, tra i paesi d’origine albanese in Basilicata, ha conservato l’antica tradizione di far condividere agli sposi non solo la fiducia degli anelli e la divinità delle corone, ma anche il nutrimento e la “materialità” del pane. Un pane speciale, preparato appositamente per la formazione del nuovo “nido” d’amore: il cugliaccio degli sposi.

Questo antichissimo rito matrimoniale e prodotto tradizionale di San Costantino Albanese è giunto ai giorni nostri grazie all'amore di Nunzia Larocca per le sue origini e la sua cultura. La specialità tipica del cugliaccio rischiava di perdersi con le nuove generazioni perché lunga e complessa, inadeguata ai tempi frenetici della contemporaneità. La tradizione, infatti, voleva che il cugliaccio degli sposi fosse preparato il giovedì prima del matrimonio dalla madre dello sposo e poi offerto in chiesa il giorno delle nozze. La difficoltà della preparazione, però, aveva fatto un po’ dimenticare la tradizione di questo “pasto rituale”. Così Nunzia decide di recuperarla e di vincere anche il suo fastidio nei confronti della farina grazie all'amore di questo stupendo “simbolo” da mangiare.  Sono passati quasi trent'anni da quando Nunzia ha deciso di andare dalle anziane del paese e imparare l’arte della preparazione del cugliaccio. Dopo aver appreso tutto, Nunzia decide di aprire un forno e, tra le mille forme di arte bianca locale, di “nutrire” anche tutte le future coppie del suo San Costantino Albanese. Da quel giorno nessun amante teme di rimanere senza il suo “nido di pane”.

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Nunzia Larocca e il cugliaccio degli sposi

Ecco il cugliaccio d’amore di Nunzia Larocca:

Ingredienti:

farina di grano tenero
farina di grano duro
5 uova per ogni Kg di farina 
lievito madre
un pizzico di lievito di birra
olio
sale
pepe 

I due tipi di farina vanno mescolati in pari quantità per preparare l’impasto base del cugliaccio, aggiungendo poi le uova, il sale, l’olio, i lieviti. Si impasta e si lascia a crescere al caldo per almeno 45 minuti.

Aspettando che la pasta cresca, con solo farina, acqua e sale si preparano le decorazioni: due uccelli che rappresentano i due giovani sposi, due serpenti che rappresentano le insidie ma anche la conoscenza di una nuova forma di vita in due e le trasformazioni individuali che ciascun amante deve avere per accogliere in sé la persona amata. Gli occhi di questi animali propiziatori si fanno col pepe, anticamente lo “sguardo” era una pianta selvatica che cresce sul Pollino. Ultimo e fondamentale simbolo decorativo è un nido con dentro uova rigorosamente in numero dispari. Finite di “scolpire” le decorazioni, si ripongono a riposare in una busta alimentare trasparente in modo che non si secchino troppo.

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Decorazioni e lavorazione dell'impasto per il cugliaccio matrimoniale

Quando l’impasto ha terminato la lievitazione, si lavora formando quattro braccia intrecciate e fermate dalle rispettive mani. Poi questo abbraccio si racchiude circondandolo con una “corona”.

Si posizionano gli uccelli, i serpenti e il nido al centro, si spalma il tutto con l’uovo sbattuto e si inforna.

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composizione finale del cugliaccio matrimoniale


Anche Luana e Raffaele hanno il proprio cugliaccio preparato da Nunzia. Il pòpe ne spezza due bocconi e li porge alle loro bocche. Prima nutre Raffaele poi Luana.

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il pòpe prende un pezzo dal cugliaccio matrimoniale

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 condivisione del cugliaccio matrimoniale: Raffaele riceve il suo pezzo


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condivisione del cugliaccio matrimoniale: Luana riceve il suo pezzo 

Conclusione del matrimonio: bere vino e rompere il bicchiere
Nell'ampio concetto di “condivisione” rientra anche il vino nuziale: il prete fa bere per tre volte del vino in un calice comune, a voler confermare i propositi di concordia e condivisione totale, proprio come avviene nel matrimonio ebraico. La presenza del vino nel rito nuziale religioso vuole ricordare la partecipazione di Gesù Cristo alle nozze di Cana e il miracolo che lì fece trasformando l’acqua in vino ed evitando così agli sposi il disagio della mancanza di tale bevanda. Raffaele e Luana bevono la divina bevanda dall'unico calice, il pòpe lo lancia con forza in terra e il bicchiere si rompe così l’unità è completa (guai se il calice non si fosse rotto!).

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condivisione del vino 

Le due letture bibliche associate al matrimonio confermano l’intera simbologia racchiusa nel rito greco-ortodosso di San Costantino Albanese: la Lettera di San Paolo agli Efesini, in cui si ricordano i doveri reciproci degli sposi, facendo un parallelo tra l’amore del marito e della moglie con quello di Cristo e della sua Chiesa; e il racconto del primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana, tratto dal Vangelo di Giovanni, dove l’acqua trasformata in vino è il modello della trasformazione dell’unione umana in un’unione divina.

affresco della Chiesa dei Santi Costantino ed Elena di San Costantino Albanese

Siamo all'ultimo atto, il pòpe guida gli sposi e i testimoni in una processione che li vede, tutti legati, girare per tre volte intorno all'altare, quasi a voler iniziare il lungo viaggio della vita insieme.

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processione degli sposi, seguiti dai compari

E così sia anche per Raffaele e Luana: che la loro unione sia divina e che il giorno in cui hanno “coronato” il loro sogno d’amore duri per tutta la vita, amen... Auguri agli sposi! 



Bibliografia

“Simboli e tradizioni nella Grecia moderna. Grecità di oggi fra tradizione e globalizzazione” di Carmine Prisco- Antonio, 2014 Dellisanti Editore

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icona bizantina della  Chiesa dei Santi Costantino ed Elena di San Costantino Albanese


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