venerdì 10 febbraio 2017

La magica conta della cannella di Genzano di Lucania


Chi si ricorda le conte che, da bambini, si facevano prima di ogni gioco? A chi tocca contare? A chi tocca dare il primo calcio al pallone? A chi toccano i bianchi? E si potrebbe continuare così all'infinito... finché arriva un "maestro" dei giochi e dice: "ora lo decide il destino". E tira giù una sfilza di parole, filastrocche frasi che apparentemente non hanno senso ma che "toccano" il predestinato a compiere o non compiere un'azione. Pensavo dovesse rimanere un ricordo d'infanzia e, invece, il maestro dei giochi ancora esiste ed è anche stranamente giovane.



Rocco Monteleone di Genzano di Lucania

Eravamo alle prese con un'ardua decisione: chi doveva preparare l'infuso alla cannella per tutti i satolli pigroni adagiati sul divano? Io stasera no. Io non ne ho voglia. Io sono troppo pieno per muovermi... insomma niente infuso. Quando tutte le speranze dei convitati erano agli sgoccioli, ecco alzarsi Rocco Monteleone, venticinquenne appassionato delle tradizioni di Genzano di Lucania. Esce dalla stanza e ne rientra con un braciere fra le mani.  Ci dispone a cerchio intorno al braciere e ci fa adagiare entrambi i piedi sul bordo del braciere. Prende la sua bacchetta magica, un bastoncino di legno, e comincia a farlo saltare su ogni piede, recitando:

Pisë e pëséllë
fiore dë cannèllë
cannèllë culë sé,
culë sé santà Marté,
scarafòtrë pëcchiò
tirë u pédë a mè



guarda e ascolta la conta magica di Genzano di Lucania


L'ultimo piede "toccato" nel cerchio magico andò a preparare l'infuso alla cannella. Sembrava che l'incantesimo avesse sortito il proprio effetto e tutti bevemmo felici e contenti.

Può sembrare strano accostare una conta della tradizione orale popolare al residuo di un certo rituale magico, ma una delle interpretazioni più interessanti della storia antropologica e delle funzioni culturali della letteratura popolare per l'infanzia va proprio in quella direzione. Le conte, le ninne nanne, gli indovinelli, le giaculatorie e le filastrocche in genere per alcuni studiosi del tema sono ciò che resta di antiche formule magiche, forse dai responsi ambigui degli indovini, da vecchi riti e cerimonie andati perduti col tempo. Fanno parte dell'enorme tradizione orale in cui rientrano anche le fiabe e, con la stessa potenza, sono contenitori di simboli e archetipi che motivano le azioni umane da sempre. Anche per questo conservano parole o frasi oscure al senso comune o forse è proprio nel non sense il cuore del messaggio segreto: "nel tipo di filastrocca detto “conta”, che serve a stabilire in un gruppo chi sia designato dalla sorte a fare una determinata cosa, o a svolgere una certa funzione, ed ha quindi carattere “fatidico”, il rapporto tra il “non senso” (o l’apparente non senso) e il fatto che serva appunto a contare è “strutturale” e non casuale", come sostiene Mario Alinei nello studio "Le origini linguistiche e antropologiche della filastrocca". La conta stabilisce il "destino" del giocatore. E' un gesto "fatale" che si compie a occhi chiusi. E' il Fato a decidere, nella stasi dell'azione, chi deve essere l' "eroe", l'uomo che compie il primo passo.












La cannella, spezia preziosa e rara ai tempi in cui nasce la conta, è "pestata" e "colata" dall'azione, forse della stessa Santa Barbara, per poi diventare la polvere magica che scaccia il peggio fuori dal giocatore e permette a quel piede "toccato" di procedere lungo il cammino. La fila-strocca, secondo Alinei, è una fila, una serie concatenata di "historicòs" in cui è racchiuso il concetto di racconti "bene informati", ovvero il "sapere tradizionale" custodito dall'istrione, dal poeta, dall'attore, dal mago.

"Assolutamente centrale, infatti, è il ruolo dei bambini nella pragmatica del termine; sia che la filastrocca sia cantata o recitata dagli adulti per loro, sia che lo facciano i bambini stessi...Nel rito, ovviamente, il bambino ha la funzione dell’“eroe-officiante”, e la filastrocca quella della “formula magica”. Ovviamente, recitando la filastrocca il bambino entra in confidenza sia con il “donatore” (animale-totem, Dio, Allah, papa, prete, re, signore etc.) sia con il bene desiderabile". Secondo Alinei, dunque, il nostro officiante Rocco, ci ha trasmesso la formula magica per riattivare l'azione, facendoci dono del potere digestivo della cannella e dando un giro di corda alla serata.


Bibliografia
Il segreto delle filastrocche di Silvia Goi , Xenia Milano 1991
Le origini linguistiche e antropologiche della filastrocca di Mario Alinei