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Vedermi?
Prima la geografia dei miei sapori. Sì, apri il pacco che ti ho inviato e ora clikka sul video in allegato...



Un corpo dalle profonde insenature. Bianche curve brillano sotto la luna. Pinnacoli naturali che si ergono a ogni bacio di Scirocco. E acqua. Fluido che abita e irrora ciò che il fuoco rende fertile.

Qui nasce la mia passione: un frutto dall'aspetto diabolicamente fallico, da fare invidia anche ad Apicio. Il peperone crusco di Senise.

Una sostanza dall'indole crocchiante, dall'apparente fragilità ma dal "carattere" così compatto da poter assurgere al ruolo di spezia. Zafaràn, lo chiamano, un'eco antica della sua capacità di sostituire la fine e preziosa polvere rossa.

Il soffio di piacere che invade i canali segreti del corpo mette allo scoperto il mistero della trasformazione del cibo in anima: il desiderio della terra si alza al cielo e genera questo frutto d'amore. E' un'alchimia culinaria capace di resuscitare il pesce due volte morto: il baccalà risorge in pentola, lasciandosi penetrare dal rosso vitale del peperone. In questa magia risiede tutta la metafisica del gusto che si appresta al palato: il vigore celestiale e infero, l'oscurità del piacere e la luce orgasmica dell'appagamento.

La mia è una ricetta immorale perché mangiare ciò che siamo è un oscuro desiderio fin dalla frontiera del seno materno. Come i palati dai seni, così i miei peperoni non si staccano dai loro piccioli, formando 'nserte, grappoli, di uomini la cui forza è mangiare ciò che ha radici.
E radicato in me è il desiderio che bruciò la poetessa Isabella Morra. Con i suoi versi ti servo questo piatto, che è solo l'antipasto...

"Cingimi al collo un bello aurato laccio
de' tuoi più cari ed umili soggetti,
che di servire a te sola procaccio.
Guida Imeneo con sì cortesi affetti
e fa' sì caro il nodo ond'io m'allaccio,
ch'una sol'alma regga i nostri petti"

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