Carmensita Bellettieri





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Carmensita Bellettieri



Il filo che non si spezza: chi sono

«Accompagnare le persone nella scoperta dei propri talenti è come ascoltare la terra prima del raccolto: richiede attenzione al dettaglio, rispetto per le radici e la capacità di intravedere il germoglio del futuro.»



Non ho mai creduto che orientare significhi distribuire schede o indicare sbocchi occupazionali. Orientare, per me, è aiutare qualcuno a riconoscere il proprio archetipo interiore, a dare finalmente un nome alle competenze che porta in silenzio, a trasformare la complessità disorientante del presente in una traiettoria che abbia un senso. Ogni persona che incontro — in cerca di lavoro, di una svolta, di una lingua nuova per dire chi è — è un racconto in divenire che aspetta soltanto la punteggiatura giusta.
Mi sono formata tra mondi che sembravano distanti e che invece, nel tempo, hanno imparato a parlarsi: la vivacità teorica di Scienze della Comunicazione a Salerno, il rigore delle relazioni industriali e della gestione HR a Milano, l'adrenalina della cronaca d'inchiesta tra le redazioni storiche di Salerno e Roma. Ho fatto del dialogo uno strumento di precisione chirurgica e, insieme, di calore umano. Perché la mia Lucania — aspra, fiera, custode di memorie rurali eppure aperta alle sfide dell'innovazione — non è per me soltanto uno sfondo geografico. È un metodo. Mi ha insegnato l'ascolto lento, la capacità di discernere il grano dalla crusca, la tenacia delle radici profonde che permettono alle chiome di protendersi verso orizzonti nuovi.

Tre voci, un solo respiro


Orientatrice e formatrice. Sono iscritta al Registro Nazionale degli Orientatori ASNOR, ai sensi della Legge 4/2013, e opero con rigore metodologico nella consulenza di carriera, nel Bilancio di Competenze, nella progettazione di percorsi orientativi per giovani, disoccupati, professionisti e lavoratori in transizione. Conosco i Livelli Essenziali delle Prestazioni, l'Atlante del Lavoro e delle Qualificazioni, i processi di inserimento lavorativo — ma alla conoscenza delle dinamiche del mercato affianco sempre l'approccio maieutico, e strumenti didattici non convenzionali che intrecciano gamification e linguaggi interattivi, perché la consapevolezza vocazionale, credo, si risveglia anche giocando..


Giornalista e ricercatrice dei territori. Iscritta all'Ordine dei Giornalisti come professionista, con un Master in Giornalismo e Comunicazione all'Università degli Studi della Basilicata, ho attraversato inchieste, uffici stampa istituzionali, progetti di comunicazione pubblica e turistico-culturale. Ma quello che cerco davvero, dietro ogni notizia, sono le storie sommerse: gli archivi dimenticati, le eccellenze del patrimonio materiale e immateriale che nessuno racconta più.

Scrittrice ed esploratrice delle radici. Ho scritto fiabe della tradizione lucana in Li cunti della Lucania mia, ho indagato il legame tra cibo e incanto in Food e Magia. Storie di cibo e incanti in Basilicata, ho cercato nella poesia — con la silloge Diacronie — un'altra forma di verità. Scrivere, per me, è un atto di restituzione: alla mia terra, alle sue stagioni, ai suoi ritmi biologici che dialogano da sempre con la dimensione psicologica ed esistenziale dell'essere umano.

Tre voci che, in fondo, dicono la stessa cosa con accenti diversi: che ascoltare — una persona, un territorio, una pagina — è sempre un modo di seminare.


Bio breve


Carmensita Bellettieri è orientatrice professionale iscritta al Registro Nazionale ASNOR, formatrice, giornalista professionista e scrittrice lucana. Laureata in Scienze della Comunicazione a Salerno, con master in Direzione del Personale (INFOR Assago) e in Giornalismo (Unibas), unisce una rigorosa competenza nelle politiche attive del lavoro e nel Bilancio di Competenze a una sensibilità maieutica alimentata dalla narrazione. Ha collaborato con testate nazionali e regionali, uffici stampa ed enti territoriali. Autrice di opere dedicate all'antropologia culturale lucana — tra cui «Li cunti della Lucania mia» e «Food e Magia» — e della raccolta poetica «Diacronie», applica lo storytelling, l'archetipologia e il game-design all'empowerment vocazionale e alla riscoperta dei talenti individuali. 

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