Storia di una Stirpe di donne. Storia del pomodoro Ciettaicale di Tolve

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Quando un seme cade nella terra non muore mai, nonostante i cicli della storia porterà sempre frutto. Questa è la storia del seme di una stirpe di donne e di un resiliente pomodoro, entrambi parte del ciclo storico della Basilicata, che li vede nascere, morire e rinascere. I loro frutti sono Lucia Aicale e il pomodoro Ciettaicàle di Tolve. E' la storia di donne che rivivono l'una nell'altra tramite la tutela e la perpetuazione dei semi dei pomodori di famiglia, così che a ogni primavera, quando si semina il Ciettaicàle, si rinnova anche una "resurrezione" della stirpe. Dopo un lungo oblio, anche il Ciettaicàle è "risorto" nel territorio tolvese ed è diventato un Prodotto Agro Alimentare Tradizionale (P. A. T.) della Regione Basilicata e del Ministero delle Politiche Agricole, a breve saranno disponibili anche i suoi semi per tutti coloro che volessero proseguire il "racconto".



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pomodoro Ciettaicale di Tolve


La storia del pomodoro Ciettaicàle


Erano gli anni '50 nell'agro di Tolve, in provincia di Potenza, e Lucia Aicale, da tutti chiamata "Ciettaicàle", per distinguerla rapidamente dalle numerose altre Lucia del paese, aveva un obiettivo annuale da portare a termine: selezionare e moltiplicare i semi del pomodoro che, amorevolmente, coltivava e preparava sua madre. Questo pomodoro, prima molto diffuso a Tolve, era
scomparso dagli orti e i campi locali così come gli abitanti erano scomparsi dai vicoli, portati via dall'emigrazione e dal richiamo della città. Era un gran peccato, perché quel pomodoro cresceva senza irrigazione, era resistente e produttivo. Ma Cietta non dimenticava e, con suo marito Donato De Angelis, da tutti detto "Scisciù", ritrova i propri antenati ogni qualvolta semina e raccoglie il pomodoro della memoria, fino al giorno in cui una morte prematura non la porta via.

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Poiché il rosso frutto continua a ricordare, dopo il ritrovamento nella dispensa di Lucia Aicale di una latta contenente alcune campionature di semi, la missione passa di diritto alla figlia Antonia de Angelis, detta Ninetta Scisciù, e a suo marito Rocco Infantino, meglio conosciuto come "Rocc Zarafin". Ninetta continua, anno dopo anno, la selezione dei semi preservandone la purezza. Oggi il testimone è in mano al primo uomo della stirpe, Giovanni Infantino, figlio di Nietta, nipote di Cietta.

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Antonia De Angelis

Giovanni, figlio del suo tempo, ha subito sentito l'urgenza di tutelare in maniera più ufficiale il piccolo tesoro di famiglia, così comincia a fare studi e ricerche sul seme di nonna Cietta Aicale. Cultore di biodiversità, capisce che, un pomodoro così resiliente da crescere senza bisogno di acqua, se non quella piovana, si è ben adattato al clima locale tanto da sopravvivere ad ambienti così aridi e secchi. Non essendo mai stato trattato contro alcuna patologia, inoltre, ha sviluppato delle autodifese naturali che lo rendono molto resistente alle malattie e agli attacchi degli insetti. Grazie alla collaborazione con l'Università di Basilicata e l'Azienda Sperimentale della Regione Basilicata (ALSIA), il biotipo endogeno è stato iscritto nell'elenco dei PAT con la denominazione di "pomodoro Ciettaicàle di Tolve"... e la stirpe è garantita! A breve termineranno tutte le procedure per renderlo disponibile anche sulle filiere semenziere.

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Antonia De Angelis


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Giovanni Infantino e Antonia De Angelis

tecnologa alimentare Valeria Morante e Giovanni Infantino

Caratteristiche del Ciettaicàle

La varietà autoctona del pomodoro Ciettaicàle è una selezione locale di Solanum lycopersicum L. la cui particolarità è di essere coltivato in terreni salini e siccitosi, che a Tolve da sempre viene indicato come "all'assich' " ovvero coltivato a secco. Un tempo prodotto nelle colline dell'Alto Bradano e autoctono di Tolve, da poco portato a miglior fama dall'azienda agricola di De Angelis, grazie al sostegno delle istituzioni e alle categorie di settore. 

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pomodoro Ciettaicàle di Tolve

La sua specifictà è quella avere il maggior sviluppo vegetativo e riproduttivo proprio nei periodi di maggiore aridità, che a Tolve, corrispondono al mese di luglio, seppure anche aprile-maggio siano abbastanza inclementi. Oltre alla sua accentuata resistenza ai parassiti, il Ciettaicàle presenta un ottima risposta allo stress salino, tipico delle aree nel bacino del Mediterraneo, tanto da risultare una valida coltura da estendere agli agri lucani della costa ionica. La bacca è di tipo periforme, di un colore rosso vivo con striature più chiare di colore arancio nella zona intorno al picciolo. E' una varietà molto produttiva con una polpa soda e non acquosa. La buccia sottile e il gusto dolce e aromatico lo rendono ideale per l'essiccazione e la conservazione sott'olio, ma anche fresco e come passata. 

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pomodoro Ciettaicàle essiccato e sott'olio

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pomodoro Ciettaicàle essiccato e sott'olio

La tecnica tradizionale, quella di Cietta, prevede che la semina sia effettuata nella Settimana Santa (fine marzo-inizio aprile) su terreni in rotazione con cereali invernali o leguminose. Dopo 3-4 ore i semi vengono posti direttamente a dimora nel terreno a postarelle di circa 40 cm di profondità, in ciascuna buca sono inseriti 8-10 semi, a distanza tra loro perché la pianta ha un portamento orizzontale.  La buca è ricoperta da un sottile strato di letame bovino ben maturo. Periodicamente le piante vengono rincalzate per proteggere l'apparato radicale dallo stress idrico dal momento che non si ricorre all'irrigazione: l'unico apporto di acqua per tutto il ciclo colturale, infatti, saranno le piogge. Le sue foglie si arricciano di giorno, nelle ore più calde, per proteggere i frutti e ridurre l'evaporazione acquea. Il periodo di fioritura inizia nella prima decade di giugno e le prime bacche si presentano a metà giugno. La raccolta avviene a mano ogni 8-10 giorni in periodo che si protrae da luglio a ottobre.

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pomodoro Ciettaicàle di Tolve

Le ricette  dello chef Rocco D'Auria dedicate al Ciettaicàle

N.B. le dosi degli ingredienti sono a piacere

1. Paccheri al Ciettaicàle e baccalà

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paccheri al Ciettaicàle e baccalà

ingredienti:
pasta formato paccheri
pesto di pomodoro Ciettaicàle essiccato
sedano e carote
granella di pistacchio di Stigliano
baccalà
sale
olio

Fai soffriggere il sedano e la carota, tagliati a tocchetti spessi con un pizzico di sale, per 2 minuti in modo tale da conservarne la croccantezza

Togli la pelle al baccalà e fanne dei cubetti, poi aggiungili al soffritto e lascia tutto sul fuoco per 3 minuti

In base alle quantità scelte, versa nel baccalà, in proporzione, un generoso cucchiaio di pesto di Ciettaicàle essiccato per ciascuna persona, aggiungendo un po' d'acqua di cottura della pasta per rendere il tutto più cremoso e lascialo a fuoco basso per qualche minuto


Dopo aver scolato i paccheri, condisci la pasta con il composto di baccalà e Ciettaicàle. Termina con una spolverata di granella di pistacchio di Stigliano e servi

2. Spaghettoni ai 3 pomodori

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Spaghettoni ai 3 pomodori

ingredienti:
datterini gialli
pomodori Pachino
pesto di pomodoro Ciettaicàle essiccato
basilico
speghettoni
buccia d'arancia grattugiata
olio
sale

Scalda l'olio e fai soffriggere i datterini gialli, aggiungendo un po' di basilico e sale. Lasciali cuocere per qualche minuto, aggiungendo un po' d'acqua di cottura della pasta

Nel mentre, in un altra pentola, fai scottare in olio anche i pomodori pachino con un pizzico di sale e la buccia dell'arancia grattugiata, sempre per pochi minuti

Appena morbidi, frulla e filtra i datterini per farne quasi una crema gialla

Scola gli spaghettoni e condiscili con la crema gialla dei datterini, poi in ogni piatto aggiungi un po' di sughetto dei pachini spadellati all'arancia e, infine, un cucchiaio abbondante di pesto di pomodoro Ciettaicàle. Un ciuffo di basilico e il piatto è pronto! 

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pomodoro Ciettaicàle

Bibliografia:

"Innovazioni impiantistiche nella produzione di vegetali essiccati", tesi di laurea di Valeria Morante, Università degli Studi di Basilicata

""Effetti della salinità su piante di pomodoro (cv. Ciettaicàle) allo stadio vegetativo", tesi di laurea di Tommaso Michele Moles, Università degli Studi di Pisa

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